Nasce la ” Vetrina Istruttori Giovani e Qualificati” | Intervista esclusiva a Mister Fabio Sanna.

Intervista a uno dei più Giovani Allenatori in Sardegna che studiano e si formano per far grande il nostro calcio…

Oggi vi presentiamo Mister Fabio Sanna.
Ciao Fabio una carriera da calciatore dove hai militato nelle giovanili del Cagliari Calcio fino alla Primavera per poi maturare esperienze anche in serie D ed Eccellenza, era già nella tua testa allenare oppure hai iniziato a farlo solo a causa di qualche evento?
Buonasera a tutti gli amici di Calciomercatofacile.it
Ho sempre avuto un debole per il calcio giovanile quindi questa idea era nella mia testa già da diversi anni. I giovani sono il presente e il futuro della nostra società e mi trovo benissimo a lavorare con loro nonostante sia una grossa responsabilità. Il settore giovanile è la parte più pura e sincera del mondo del calcio e nonostante ciò ho visto negli anni tante cose che non mi sono piaciute per niente, create non dai bambini ma dagli adulti ed anche per questo ho sempre avuto la voglia di mettermi in discussione e rendermi utile per la crescita di questi ragazzi, sia in ambito calcistico che sociale. Spero di riuscirci trasmettendo loro i giusti valori. Personalmente ho tanti ricordi bellissimi della mia infanzia e si sono create tante belle amicizie che tutt’ora sono rimaste intatte. Sarebbe motivo d’orgoglio per me vedere un domani questi bambini, ormai diventati uomini che continuano a frequentarsi, magari ricordando con piacere questa fase della loro vita proprio com’è successo a me. Poi se qualcuno dovesse andare avanti e fare strada nel calcio togliendosi le sue soddisfazioni sarei felicissimo, ma per ora non mi interessa “sfornare” campioni, ma semplicemente farli crescere cercando di portar fuori il meglio di ognuno di loro.
Parliamo della tua esperienza da Allenatore delle giovanili, qual è stata la mossa tattica che ti ha permesso di affermarti e di farti apprezzare da alcune squadre anche fuori dalla Sardegna?
In realtà non c’è nessuna mossa tattica, quelle le lasciamo ai “veri” Mister che allenano i “veri” campioni. Io alleno da 5 anni, ho tantissimo da imparare ancora e mi occupo di giovani calciatori, quindi le prime cose che cerco di trasmettere ai ragazzi sono l’educazione, il rispetto reciproco, il rispetto dei ruoli ed infine l’importanza del saper coesistere all’interno del gruppo. Prima devono crescere come uomini poi si può parlare di calcio. Riguardo il lavoro che svolgo in campo cerco sempre di curare tantissimo l’aspetto coordinativo e la tecnica individuale, due aspetti fondamentali per poter giocare a calcio. Penso che queste siano state le componenti che mi hanno permesso di andare d’accordo con le società con cui ho collaborato.
Sei alla seconda stagione che insegni ai bambini con la società di Guspini la “Don Bosco Fortitudo”, che ambiente hai trovato?
Ho trovato un ambiente stupendo, Guspini per me è un po’ la mia seconda casa quindi non ho faticato ad inserirmi, ho avuto un rapporto bellissimo sia con i ragazzi che con i genitori, non solo con la società. Ci tenevo a ringraziare il vicepresidente della scorsa scorsa stagione Alessandro Melis, una persona che conosco da anni e che stimo perché mi ha voluto fortemente dandomi la possibilità di conoscere questa realtà stupenda e sana. E logicamente ringrazio il presidente Carlo Giraldo, con lui si è creato un bellissimo rapporto anche fuori dall’ambiente calcistico. Anche quest’anno ha rinnovato la fiducia nei miei confronti, dandomi la possibilità di poter continuare il lavoro iniziato lo scorso anno. Queste due persone mi hanno dato tantissima fiducia nella scorsa stagione e dopo appena un mese mi hanno offerto anche il ruolo importantissimo di responsabile del settore giovanile. Un ruolo che ho svolto con piacere e tanta fatica. Quindi non posso che ringraziarli pubblicamente.
Quest’anno oltre ad allenare i Primi Calci avrò anche il ruolo di maestro di tecnica e mi occuperò di tutte le categorie del settore giovanile. Considerando l’importanza che io attribuisco a questo aspetto è motivo di grande orgoglio per me aver ricevuto questo incarico, quindi anche in questo caso mi sento di ringraziare l’attuale responsabile del settore giovanile Mauro Carta, il presidente Giraldo, il vice presidente Tuveri e tutta la società per la fiducia riposta nei miei confronti.
Quale allenatore ti ha ispirato più di altri?
Se devo essere sincero tutti e nessuno. Mi spiego, ho imparato qualcosa da tutti i mister che ho avuto ma io ho la mia idea di calcio, specialmente a livello giovanile. Tutt’ora cerco sempre di osservare e di apprendere nozioni nuove da tutti i miei colleghi. Sono del parere che si può e si deve sempre migliorare, possiamo imparare qualcosa da tutti per poter perfezionare la nostra idea. Poi certo, ho avuto la fortuna di giocare in un settore giovanile professionistico e di lavorare con tecnici del calibro di Pino Cardu (che purtroppo è venuto a mancare diversi anni fa), Mauro Pala, Ninni Corda, Nicola Agus e Paolo Busanca, tutti mi hanno insegnato tantissimo. Sono stato molto fortunato.
Ad oggi quale la cosa più importante per insegnare calcio?
Qui sarò breve perché non servono tante parole. In primis servono tanta pazienza e tantissimo entusiamo, poi è fondamentale la formazione. Bisogna studiare, aggiornarsi ed imparare sempre di più. 
Allenare i giovani non é per tutti.Quale sarà il modello vincente di allenatore per il futuro?
Come prima cosa devi saperti relazionare con i bambini e farli divertire lavorando. Come ho detto prima è fondamentale trasmettere loro valori importanti come educazione e rispetto delle regole. È giusto essere severi ma devi anche capire e ricordarti che sono pur sempre dei BAMBINI ed ognuno di loro sta attraversando una fase della vita molto importante. Sono tutti diversi ed ognuno di loro ha il suo carattere e la sua vita fuori dal campo. Devi avere molta pazienza ed essere comprensivo, devi saper alimentare i loro sogni e non distruggerli,  aiutarli a combattere le loro paure trasmettendo loro la fiducia necessaria affinché questo accada. Non esiste un bambino bravo ed uno scarso, semplicemente ci sono bambini che sviluppano certe qualità prima di altri e magari sono leggermente più avanti. Ho avuto compagni di squadra che hanno fatto i professionisti per tanti anni e magari da piccoli erano più indietro rispetto a tutti gli altri e nessuno ci avrebbe scommesso un euro, invece..  Quindi è fondamentale non trascurare nessuno, lavorare tanto sulla coordinazione e sulla tecnica, anche perché un bambino dotato di buona tecnica che dal punto di vista coordinativo non è cresciuto non riuscirà mai ad esprimere il suo valore al 100%, queste due cose vanno di pari passo. Bisogna provare a  portar fuori il meglio da ognuno di loro. Devono sentirsi tutti importanti. Questo secondo me dovrebbe essere il modello di allenatore per il futuro.
Quale pensi sia la maggiore differenza tra il calcio di ieri e quello di oggi? A parte i soldi direi…
È cambiata completamente la società in cui viviamo ed anche il calcio di conseguenza. Prima i bambini passavano le loro giornate in strada con un pallone e logicamente miglioravano tantissimo tecnicamente, fisicamente e caratterialmente. La crescita era molto più veloce perchè imparavano a correre e a cadere in terreni non regolari per esempio, perfezionando alcune doti coordinative in modo spontaneo e conoscendo meglio il loro corpo. Ora cellulari, computer e videogiochi hanno preso il sopravvento, si vedono sempre meno ragazzi in strada col pallone e sta a noi tecnici riproporre sul campo esercitazioni specifiche che riprendano quello che noi più “vecchi” abbiamo sviluppato prima in strada e poi al campo. Questa è la differenza più grande.
Però ci tenevo a sottolineare che non è vero quello che si dice sui giovani d’oggi e penso che la maggior parte delle colpe di certe situazioni siano da attribuire a noi adulti. Non trovo giusti i paragoni col passato. Sono cambiati i tempi ma io sono molto fiducioso e vedo tantissimi ragazzi in gamba, intelligenti e con tanta voglia di lavorare. Dobbiamo essere bravi anche noi istruttori a trasmettere loro la passione per questo sport bellissimo.
Sappiamo che sei stato contattato per allenare in una società fuori dall’isola, puoi anticiparci qualcosa?
Si è vero, posso solo dirvi che sono molto contento di aver ricevuto questa proposta, mi ha fatto veramente tanto piacere. Ad oggi il calcio comunque rimane una passione da coltivare nel tempo libero e sono molto impegnato in altri progetti quindi ho dovuto rifiutare. Un domani si vedrà, siamo sempre in contatto, mai dire mai.
Speriamo di poterti trovare in altri palcoscenici, magari in Sardegna, ti facciamo il nostro in bocca al lupo.
Grazie mille per l’augurio, è stato un piacere! Viva il lupo.

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